AMBC Mondragone: “Impegni formali per un arresto totale e immediato del consumo di suolo libero”

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L’AMBC prende atto dell’intervento dell’Assessora Maria Viola, la quale dopo la nostra ennesima segnalazione ha preteso che almeno i manifesti affissi in città per la Giornata della Memoria dedicata alla Shoah fossero altra cosa rispetto a quelli che saranno affissi per il Giorno del Ricordo dell’esodo giuliano-dalmata e delle Foibe. Grazie, ma non basta assolutamente.


Come dichiarò lucidamente il grande storico Enzo Collotti (tra i tanti altri), non è possibile omologare “in una indecente e impudica par condicio della storia tragedie incomparabili” (Enzo Collotti, Fronte orientale: La memoria carsica delle foibe, ne «Il Manifesto», 15 agosto 2000). Ma la sola “voce” dell’AMBC non basta -purtroppo- per farlo capire all’Amministrazione Pacifico. Passiamo al “tema del giorno”. Ci sono proposte e “battaglie” politiche, idee e prese di posizione con le quali non si fanno voti e consensi.

E forse neppure alleanze politico-elettorali. È il caso, per esempio, della proposta di “Azzerare il consumo di suolo a Mondragone” che l’AMBC mise nero su bianco già nel 2017 e sulla quale sistematicamente ritorniamo. La Proposta di legge del Forum Salviamo il Paesaggio www.salviamoilpaesaggio.it- che nel nostro piccolo abbiamo condiviso e cercato di divulgare- “Norme per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli urbanizzati” è ormai “congelata” da alcuni mesi in Commissione Ambiente/Agricoltura al Senato e neppure l’ultimo Rapporto sul consumo di suolo dell’ISPRA pare indurre a risolvere un’emergenza eppure così evidente. Un’emergenza ecosistemica su cui tutta la comunità scientifica si è già espressa con estrema chiarezza e che si ripercuote anche sotto il profilo economico/finanziario (ricordandoci che prima viene la tutela dell’ambiente e della salute e poi lo sviluppo economico…). Quanto costa rinunciare a un ettaro o a un metro quadrato di suolo libero, impermeabilizzandolo? ISPRA stima un costo annuale medio per la perdita dei servizi ecosistemici compreso tra: 66.000 e 81.000 € a ettaro, per il flusso di servizio che il suolo non sarà più in grado di assicurare; tra 23.000 e 28.000 € a ettaro, per lo stock di risorsa perduta.

Complessivamente, quindi, tra 89.000 e 109.000 € l’anno per ciascun ettaro di terreno libero che viene impermeabilizzato. Di qui, la proposta che di recente ha formulato il FORUM di cercare di far presentare  in ogni Comune italiano  una mozione volta a deliberare  l’arresto totale e immediato del consumo di suolo libero, inserendo in bilancio il costo finanziario causato dal consumo di suolo: 100.000,00 euro per ciascun ettaro di suolo impermeabilizzato, ovvero una media di 10 euro per ogni metro quadrato, da inserire come costo fisso annuale nei bilanci/bilanci sociali/bilanci di sostenibilità/bilanci ambientali comunali, a partire dall’annualità in cui il nuovo consumo di suolo sia stato accertato. Non è certamente una consiliatura agli sgoccioli (e, per giunta, a maggioranza Zannini-Pacifico) che può affrontare un tale argomento. Nel programma che nel 2017 Pacifico consegnò ufficialmente al comune (non la versione scritta da noi e firmata da Pacifico, che conserviamo a futura memoria) tolsero anzi ogni riferimento alla nostra proposta di “Stop al consumo di suolo” e nei 5 anni di sgoverno si sono ben guardati dal considerarla. Per questo, l’AMBC spera che siano i nuovi candidati a sindaco a presentare nei propri programmi la proposta di AZZERARE IL CONSUMO DI SUOLO, nell’ottica di non costruire più nulla, se non sull’esistente, quindi non consumare più alcun terreno libero e utilizzare soltanto quelli già impermeabilizzati, parallelamente al recupero e riuso dell’esistente. Una proposta con la quale impegnarsi anche a redigere un apposito bilancio ambientale e di sostenibilità annuale in cui sia evidenziato che per ogni ettaro di suolo eventualmente consumato o sua parte si genera una perdita di servizi ecosistemici a danno della collettività. Una proposta che potrebbe rappresentare un importante punto di partenza – nel segno del vero cambiamento- per la prossima consiliatura 2022-2027. Come scrive autorevolmente il Forum “ricordiamo che i principali servizi ecosistemici che il suolo naturale garantisce riguardano: stoccaggio e sequestro di carbonio, qualità degli habitat, produzione agricola, produzione di legname, impollinazione, regolazione del microclima, rimozione di particolato e ozono, protezione dall’erosione, regolazione del regime idrologico, disponibilità di acqua, purificazione dell’acqua.

Per concretezza, ecco in particolare tre validi motivi (scientifici) per giustificare un’attenzione così rigorosa e severa nella salvaguardia del suolo: – Ogni ettaro di terreno fertile assorbe circa 90 tonnellate di carbonio: se cementificassimo quel terreno, la CO 2  si libererebbe nell’atmosfera …e non tornerebbe più sottoterra, accelerando ulteriormente l’inquinamento delle nostre città! – Ogni ettaro di terreno fertile è in grado di drenare 3.750.000 litri d’acqua: in questo particolare momento, a fronte di precipitazioni atmosferiche di portata e frequenza sempre maggiori e di lunghi periodi sempre più siccitosi, il nostro suolo, oltre a drenare l’acqua piovana (contribuendo a contenere gli effetti di possibili inondazioni e alluvioni), ne conserva quanto basta per alimentare ciò che in esso vive e si sviluppa. – Ogni ettaro di terreno fertile, coltivato, può sfamare 6 persone per un anno: stiamo parlando, in piccolo, di sovranità alimentare, cioè della possibilità di provvedere autonomamente all’alimentazione della propria famiglia, limitando quindi la nostra dipendenza dal sistema e, inoltre, controllando direttamente in buona misura la salubrità del cibo che assumiamo. Tre dati più che sufficienti per affermare che il suolo è uno dei principali fornitori di servizi ecosistemici sul quale possiamo contare, per di più a costo zero!” Vorremmo tanto che ad appassionare il prossimo dibattito politico locale (se mai ci sarà confronto, conflitto e dibattito in una città spenta da tempo) fossero temi come questo. Significherebbe che- al di là degli slogan e degli annunci “general generici” – “i tempi stanno realmente cambiando” e che- con nostra somma gioia- stanno finalmente cambiando anche gli attori in campo. Significherebbe che finalmente si vanno facendo strada una cultura, una forma identitaria, un’etica e una passione civile in grado di compiere scelte pacificamente “eversive” come questa. Le uniche in grado di cambiare il destino della nostra città”.