Omicidio e detenzione e porto in luogo pubblico di arma da sparo, in 2 nei guai

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Di seguito il testo del comunicato stampa della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, giunto in redazione: “In data odierna militari del Reparto Territoriale dei Carabinieri di Mondragone hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa della misura cautelare della custodia in carcere emessa dal G.I.P. di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di D.S.M. e C.M., entrambi indagati dei reati di omicidio e di detenzione e porto in luogo pubblico di arma comune da sparo da ritenersi innocenti fino alla sentenza irrevocabile. Il procedimento prendeva avvio nel 2020 a seguito della riapertura delle indagini in precedenza condotte, tra il 2007 e il 2008, dalla DDA di Napoli e da questa Procura della Repubblica, in relazione all’omicidio di Invito Giovanni, commesso in Mondragone il 17 ottobre del 2007. Quel giorno due uomini a bordo di uno scooter raggiunsero Invito Giovanni a viale Duca degli Abruzzi verso le ore 23:00, esplodendo almeno 5 colpi di pistola al suo indirizzo, e ne cagionarono la morte.

L’attività tecnica condotta nei giorni e nei mesi successivi al verificarsi del delitto consentiva di risalire al D.G.M. e al C.M. quali possibili responsabili del fatto, ma, in assenza di sufficienti indizi, il procedimento fu archiviato. Con riferimento al C.M., elementi utili venivano tratti in particolare, sin da subito, dal contenuto di alcune conversazioni intercettate intercorse tra l’indagato ed una donna, la quale aveva fornito all’indagato un alibi nell’immediatezza del fatto. A seguito della riapertura delle indagini, resa possibile grazie al contributo dichiarativo di alcuni collaboratori di giustizia, l’alibi si rivelò falso, costituendo un ulteriore, sopravvenuto, elemento indiziario. A fare ulteriore luce sul possibile movente e sui ritenuti responsabili dell’omicidio, rilevavano poi le risultanze delle intercettazioni ambientali disposte nel 2008, durante le quali uno degli indagati attribuiva a sé ed al complice la paternità dell’omicidio”.