SNLS. Manifestazione contro la guerra…ma quali sono le ragioni del conflitto?

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Anche la comunità di San Nicola La Strada ha manifestato contro gli orrori della guerra in Ucraina. Tante le fiaccole di speranza accese in Piazza Parrocchia per dire no al conflitto e stop all’invasione russa.

Ma percorrendo a ritroso queste escalation di violenza nella vicina Ucraina, una domanda sorge spontanea. Come si è arrivati a tutto questo? Perchè Putin ha scelto la strada della guerra? Le ragioni del conflitto sono più ataviche di quello che si potrebbe pensare e fomentano ben prima della decisione di Putin di riconoscere Donetsk e Luhansk, le due repubbliche separatiste del Donbass(Ucraina). Lo ‘Zar’ russo ha dichiarato che il “Donbass è parte integrante della storia e della cultura russa”; ed in effetti è così. Nella ricca regione carbonifera vive una consistente comunità russofona, e quell’area geografica è per tradizione un pezzo di terra fondamentale per la ‘Madre Patria’. Il conflitto a Donetsk e Luhansk, non nasce certamente oggi con la presa di posizione di Putin, ma lì c’è la guerra già dal 2014: uno scontro duro e imperituro tra filorussi e filoucraini. Le due ricche autoproclamate Repubbliche, dichiarano da tempo, praticamente da sempre, di voler rendersi autonome, ben consce delle proprie potenzialità, e di essere a tutti gli effetti, il vero motore trainante dell’intera economia ucraina.

All’appello di questi popoli, al 70% di origine russa, Kiev ha risposto con un due di picche e, da ben otto anni ormai, le volontà separatiste di Donetsk e Luhansk vengono represse nel sangue.

Oggi questo grido di aiuto viene accolto da Putin, che è sottinteso, agisce tutt’altro che per spirito di solidarietà e fratellanza. Possiamo ben dire che quanto descritto sopra costituisca un pretesto bello e buono, un pretesto per riunire sotto un’unica bandiera i russofoni sparsi nel mondo(speriamo proprio di no) e, per ridimensionare le pretese espansionistiche della NATO.

La NATO infatti, si è spinta nel corso degli ultimi anni sempre più ad ovest, e, non sono mancati gli avvertimenti dello stesso Putin a fermarsi. Il timore era infatti che si creasse la vecchia bipolarità Unione Sovietica, oggi Federazione Russa, e Stati Uniti d’America. Il diktat principe degli ultimi anni da parte di Putin, è stato questo: “L’Ucraina non deve entrare a far parte della NATO, altrimenti per voi(paesi occidentali) ci saranno conseguenze mai viste nella storia”. La NATO ha pensato quindi bene di temporeggiare e non accogliere, per il momento, l’Ucraina.

L’art 5 del Trattato Nord Atlantico recita: “Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’ari. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali”. Ecco spiegato perchè Putin spingeva alla non inclusione. Se in questo momento L’Ucraina avesse fatto parte della NATO sarebbe già scoppiata la terza guerra mondiale; e questo, a modesto parere di chi scrive, neanche la Russia lo vuole. Salvo una vera presa di posizione di Biden, ai paesi occidentali quindi, non resta che inviare aiuti a Kiev(armi e risorse umanitarie); e ai popoli di tali paesi occidentali non resta che pregare e sperare in una risoluzione lampo del confitto o meglio ancora nella rapida ripresa dei negoziati.